La locandina del film "Momenti di trascurabile felicità"
Una scena di "Momenti di trascurabile felicità"

A Paolo (Pif) viene concesso, dopo la morte, di tornare sulla terra per un'ora e trentadue minuti. Novantadue minuti di bilanci: avrà il tempo di fare i conti con le cose importanti della propria vita, o gli torneranno in mente solo momenti di trascurabile felicità?

Adattamento dei due successi letterari dello scrittore Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile felicità e Momenti di trascurabile infelicità (il titolo però, furbamente, riprende solo il primo), il film di Daniele Luchetti mostra una preoccupante povertà di idee e associa malamente la maschera televisiva e cinematografica di Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, al testo dello scrittore campano. Un ibrido che banalizza la pensosa levità e l’ironia esistenziale dei due romanzi in un dilagare di situazioni stucchevoli, piattezza dai contorni favolistici e maldestro brio surreale, che vorrebbe, ma solo nelle intenzioni, riscattare l’intero materiale ma finisce semplicemente col tramutarlo in una parata di sketch. ora malinconici ora romantici, puntualmente ai minimi storici per efficacia e inventiva. Le scorribande di Pif intrattengono superficialmente senza mai appassire o divertire, l’attore si dimostra poco a suo agio nei panni del protagonista, ripetendo all’infinito i suoi tic televisivi, e a convincere meno di ogni altra cosa è l’introduzione, rispetto al libro, di una pretestuosa ambientazione palermitana intavolata per fare il paio con i natali del regista de La mafia uccide solo d’estate (2013). Efficaci, ma purtroppo sprecati, la cantante Thony e Renato Carpentieri, alle prese con una seconda giovinezza recitativa dopo aver interpretato La tenerezza di Gianni Amelio.

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