La locandina del film "N (Io e Napoleone)"
Una scena di "N (Io e Napoleone)"

1814. All'Isola d'Elba arriva l'esiliato Napoleone (Daniel Auteuil). Gli viene riconosciuta la sovranità e tutti lo accolgono con gran clamore, tranne Martino Papucci (Elio Germano), scrittore, che vorrebbe ucciderlo. Un giorno, a Papucci viene assegnato il compito di fare il bibliotecario del generale francese. Stare a stretto contatto con Napoleone sarà occasione per attuare il suo attentato. Ci riuscirà?

Tra i film più atipici di Paolo Virzì, N (Io e Napoleone) è una pellicola riuscita soltanto in piccola parte: la verve creativa del regista livornese, purtroppo, si riscontra soltanto nelle battute iniziali, quando si gettano le basi per una storia che avrebbe potuto regalare più di un punto d'interesse. Ispirato a un romanzo di Ernesto Ferrero, il film convince più per alcuni dettagli che per il disegno d'insieme: tra gli esempi positivi, la figura di Napoleone, tutt'altro che di maniera, strutturata e scritta con cura. Se la confezione (anche dal punto di vista della colonna sonora di Paolo Buonvino) è dignitosa, è alla narrazione che manca il necessario mordente. Il rapporto tra il generale e Papucci avrebbe potuto dare adito a una riflessione sulle differenze di classe, sul potere e sulle diversità sociali, ma Virzì evita di scavare troppo a fondo – forse per paura di rischiare – e rimane in superficie, dando l'impressione di un'occasione mancata. Sarebbe servito più coraggio per mantenere vive le discrete premesse iniziali. Il risultato è timido e ridondante, anche a causa di due attori – Daniel Auteuil ed Elio Germano – che non sono certo al loro meglio.

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