La locandina del film "Nelle pieghe del tempo"

Dopo la scomparsa del padre, Meg (Storm Reid) tenta di continuare la sua vita insieme alla madre e al fratello. L'arrivo di tre guide celestiali, la signora Quale (Oprah Winfrey), la signora Cosè (Reese Whiterspoon) e la signora Chi (Mindy Kaling), segnerà l'inizio di un'avventura attraverso le pieghe del tempo per ritrovare il genitore e fermare una pericolosa minaccia.

La regista afroamericana Ava DuVernay diventa la prima donna di colore ad avere a disposizione un budget da un centinaio di milioni di euro per realizzare un blockbuster e lo fa sotto l’egida della Disney, che prova così a sintonizzarsi sulla medesima ondata commerciale segnata dall’enorme successo di pubblico di Black Panther (2018) al botteghino americano (anche se il derby casalingo di fatto è nullo, avendo la casa di Topolino acquisito quella dell’Uomo Ragno). Il risultato però è abbastanza sconfortante e la regista, arrivata al successo con Selma – La strada per la libertà (2014), incespica in una messa in scena posticcia e ridondante, per la quale dimostra di non possedere per niente il polso e la sensibilità. Il risultato è un polpettone fantasy smielato e indulgente, retorico e avvizzito, dove il kitsch fanciullesco divora tutte le premesse affascinanti di un racconto che nelle pagine del romanzo di Madeleine l’Engle, piccolo classico misconosciuto in Italia, aveva ben altro, seppur elementare, stupore. Non si sgranano mai gli occhi, al cospetto della forzata epica black, infantile, in miniatura e ovviamente anche femminile (non potrebbe essere altrimenti, nell’anno del #MeToo) della DuVernay, ma si è solo storditi da una stucchevole immaginazione lasciata germogliare a briglia sciolta, senza appigli e senza scopo, col tema dei viaggi nel tempo blando e nullo come nemmeno nel peggior delirio New Age. Pessima anche l’amalgama del cast, dove lavorano quasi tutti sopra le righe e c’è perfino spazio per uno Zach Galifianakis che si abbandona all’autoparodia, che di tanto in tanto grava anche sul film in sé, nell’insieme totalmente disastroso (molte colpe sono della sceneggiatura di Jennifer Lee, l’autrice di Frozen ). Sul versante del fantasy per famiglie, il flop di Tomorrowland (2015), che pure aveva ben altre qualità, pare aver insegnato poco in casa Disney, visto che si è riusciti a fare di molto peggio.

Nei cinema

In TV

In streaming