La locandina del film "Noi credevamo"
Una scena di "Noi credevamo"

Risorgimento e Unità d'Italia raccontati tramite le vicende di tre giovani ragazzi del Cilento. Oltre trent'anni di storia nazionale, dal 1828 al 1862, filtrati dagli sguardi di Angelo (Andrea Bosca da ragazzo, Valerio Binasco da adulto), Domenico (Edoardo Natoli da ragazzo, Luigi Lo Cascio da adulto) e Salvatore (Luigi Pisani).

Una delle opere più ambiziose che si siano affacciate al panorama cinematografico italiano d'inizio nuovo millennio. Mario Martone dirige un'opera fluviale, divisa in quattro capitoli, percorrendo le tappe fondamentali del Risorgimento, in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. La lente d'ingrandimento non viene però posta sui grandi scontri o sugli eventi memorabili da libro di storia, i quali sono suggeriti dalle sensazioni, esperienze e battaglie personali di giovani italiani: l'intento principale non è quello di celebrare un facile patriottismo, bensì dare maggior risalto ai conflitti intestini all'Italia stessa, ai problemi interni tra compatrioti, in un Paese segnato dalle diversità dialettali, culturali e regionali. Da segnalare, però, che l'operazione diventa a tratti didattica, forzando un po' troppo l'intento scolastico di riallacciare le tematiche e le fratture di una nazione ferita, attraverso un intreccio tra passato e presente, suggellato da alcuni anacronismi volutamente inseriti che rischiano, però, di sviare eccessivamente l'attenzione. Ottimi, in ogni caso, scene e costumi, così come la preziosa fotografia di Renato Berta. Presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia nella versione integrale di 205 minuti. Sette David di Donatello e Nastro d'argento dell'anno oscurati da un clamoroso flop al botteghino.

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