La locandina del film "Il nome della rosa"

Il nome della rosa

Der Name der Rose

Una scena di "Il nome della rosa"

1327. In un'abbazia dell'Italia Settentrionale per partecipare come mediatore a una disputa tra francescani e domenicani, frate Guglielmo di Baskerville (Sean Connery) è testimone di alcune morti violente e sospette. Indagherà con l'aiuto del fedele Adso da Melk (Christian Slater), scoprendo una verità insospettabile.

«Il riso uccide la paura, e senza la paura non ci può essere la fede». Jean-Jacques Annaud affronta l'ardua impresa di adattare l'omonimo romanzo di Umberto Eco (1980), tra i più importanti e significativi del XX secolo. La sceneggiatura (firmata a otto mani da Gérard Brach, Andrew Birkin, Howard Franklin e Alain Godard) manipola funzionalmente la materia di base e asciuga l'impianto teologico che caratterizzava l'opera scritta (in quanto non rappresentabile sullo schermo), per concentrarsi sul climax tensivo veicolato dal mistero delle uccisioni. Fulcro assoluto del film, la figura di Guglielmo (a cui va tutta la simpatia del regista e dello spettatore), uomo di grande ingegno e di spiccata sensibilità, metafora di una giustizia impensabile nel contesto inquisitorio dell'epoca. Uno stile altamente spettacolare (notevole la fotografia di Tonino Delli Colli, che riesce mirabilmente a trasmettere l'ambigua e torbida atmosfera medievale tramite ipnotici quadri paesaggistici), lievemente minato da dialoghi un po' prolissi e didascalici e da alcune lungaggini narrative; in ogni caso, il risultato è encomiabile e, soprattutto, coraggioso. Memorabile la struttura labirintica della biblioteca, chiave di segreti indicibili simbolizzata dall'inquietante Jorge da Burgos (Feodor Chaliapin Jr.). F. Murray Abraham è Bernardo Gui, Ron Perlman (ottimo) è il deforme Salvatore.

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