La locandina del film "Non ci resta che il crimine"

Un trio di amici (Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Gianmarco Tognazzi) per sbarcare il lunario organizza un Tour Criminale di Roma nel quale i visitatori hanno la possibilità di recarsi sui luoghi storici della Banda della Magliana. Un inaspettato viaggio nel tempo li riporterà direttamente nel 1982, faccia a faccia con il vero boss “Renatino” (Edoardo Leo), con la sua fidanzata (Ilenia Pastorelli) e con una miriade di imprevedibili avventure…

L’attore e regista comico Massimiliano Bruno osa non poco e azzarda una fusione tra action comedy e fantasy che mescola dichiaratamente lo spunto della saga di Ritorno al futuro, con un presente dal quale si viene estirpati e al quale ricongiungersi, e il mondo della criminalità legato ai celeberrimi trascorsi della Banda della Magliana, già portata al cinema e in tv dagli adattamenti di Romanzo criminale. Una commistione stimolante, esplosiva e tutt’altro che indigesta rispetto alla media delle commedie nostrane del periodo: al netto di incongruenze e forzature, passaggi grossolani e sketch meno ispirati di altri, il film di Bruno, che omaggia fin dal titolo Non ci resta che piangere (1984) con Benigni e Troisi, ha un rocambolesco piglio fumettistico, che regala più di una sonora risata, e una scrittura serrata e dalla discreta tenuta. Il piacere di divertire e divertirsi coi generi, gli stereotipi del gangsterismo italiano d’annata, lo slang romano e la nostalgia degli anni ’80 è palpabile, i tempi comici del copione sono complessivamente rodati ed Edoardo Leo stupisce nei panni di un villain in piena regola e tutto da ridere. I tre interpreti, d’altro canto, gigioneggiano senza freni inibitori (e il regista, impegnato in un piccolo ma significativo ruolo, con loro) e in più di un’occasione perdono la bussola, lavorando d’accumulo e spingendo il film alle soglie di una deriva farsesca che, comunque, poteva senz’altro essere asciugata e risultare meno controproducente. Particolarmente riuscita la scena della rapina coi protagonisti truccati come la band cult anni ’80 dei Kiss. Finale che lascia più di una porta aperta per dei possibili sequel. Scritto da Andrea Bassi, Massimiliano Bruno, Nicola Guaglianone e Menotti.

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