La locandina del film "Obbligo o verità"

Un'innocente sfida a "obbligo o verità" tra amici si rivela mortale quando qualcuno - o qualcosa - comincia a punire coloro che mentono o che rifiutano l'obbligo.

Il regista di Kick-Ass 2 (2013) Jeff Wadlow si cimenta, sotto la riconoscibilissima egida produttiva della Blumhouse dell’altrettanto determinante produttore eponimo Jason Blum, con la versione horror di un gioco da sempre molto in voga tra amici, soprattutto nel contesto di serate particolarmente disinibite sul versante della provocazione reciproca e del mettersi a nudo l’uno di fronte all’altro. A partire dal confine messicano al tempo di Donald Trump e da uno spring break da consumare prima che la gioventù sfiorisca per sempre, il film propone un gioco mortale ancorato a un triangolo sentimentale ed erotico tra migliori amiche, che prende le mosse ora dallo slasher movie anni ‘90 ora dalla commedia macabra più in generale, tra split screen e terrore alla Wes Craven che corre sul filo dei nuovi media. Niente di particolarmente nuovo sotto il sole, perché sebbene il meccanismo sia inappuntabile, anche nelle virate più pesanti verso il demenziale, si fa fatica a trovare reale interesse e autentici sussulti in questa esposizione di corpi giovani e aitanti, fortemente sessuati e dunque, da una prospettiva strettamente horror, altrettanto colpevoli, schiavi alla sadica mercé del maniaco misterioso di turno. Non basta, tra l’altro, il ricorso a Snapchat e a profili Facebook per donare attualità a una materia cinematografia irrimediabilmente invecchiata e definitivamente sorpassata da almeno un ventennio.

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