La locandina del film "La pelle"
Una scena di "La pelle"

Napoli, fine Seconda guerra mondiale. Il capitano Malaparte (Marcello Mastroianni) scruta la città all'indomani dalla liberazione, preda della dissolutezza e dell'immoralità portata dagli americani.

Dopo Il portiere di notte (1974), Liliana Cavani torna a riflettere sulle inquietudini post-Seconda guerra mondiale, questa volta ispirandosi al romanzo La pelle (1949) di Curzio Malaparte. La detonazione morale, che qui ha la struttura di un circo in festa mobile ma tendente a un'idea di decomposizione fisica e morale ormai prossima, vista attraverso gli occhi del capitano del Corpo Italiano di Liberazione interpretato da Marcello Mastroianni, è troppo indulgente per risultare davvero convincente. L'autrice ha un gran rispetto dell'opera scritta e si vede, cova due o tre intuizioni efficaci (memorabile la sequenza della “Figliata”), ma il suo film non si sporca davvero le mani e si crogiola in una patina spesso troppo rassicurante. Fotografia di Armando Nannuzzi, musiche di Lalo Schifrin e scenografia di Dante Ferretti. Presentato in concorso al 34° Festival di Cannes.

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