La locandina del film "Il presidente"

Durante un vertice che riunisce i capi di Stato latinoamericani in un hotel isolato sulle Ande, il presidente argentino Hernán Blanco (Ricardo Darín) dovrà risolvere un caso personale che riguarda sua figlia. Mentre cerca di sfuggire a uno scandalo che minaccia di porre fine alla sua carriera e distruggere la sua famiglia, deve anche difendere gli interessi politici ed economici del suo paese e di tutto il continente.

Attraverso una sceneggiatura scritta insieme a Mariano Llinás, il regista Santiago Mitre costruisce un’interessante riflessione sul tema del potere, creando diversi collegamenti fra l’Argentina e la sua storia di corruzione con un presidente che si muove all’interno di un universo tutto giocato su bugie, alleanze forzate e tentativi di portare qualcuno dalla propria parte a qualsiasi prezzo. L’idea di un personaggio principale (“invisibile”, come viene specificato in una sequenza emblematica) che finirà per tutelare i suoi interessi senza quasi che gli altri se ne rendano conto è efficace, e Darín è credibile nel ruolo, mentre meno incisive sono le figure di contorno, spesso vittime di qualche cliché narrativo di troppo. Il tema del confronto/scontro tra bene e male ha spunti importanti (il “diavolo” sognato da bambino dal protagonista e simbolicamente collegabile agli Stati Uniti che guardano sempre con interesse a ciò che avviene in Sud America), ma sa un po’ di già visto e manca un adeguato approfondimento per renderlo più ficcante di quanto si ottenga in questo modo. Va comunque riconosciuto a Santiago Mitre di avere una buona mano, soprattutto nella gestione dei tempi di montaggio, anche se a tratti accentua eccessivamente il lato thriller della vicenda con la musica e alcune inquadrature un pizzico forzate. Il film è stato presentato al Festival di Cannes 2017 all’interno della sezione Un Certain Regard.

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