La locandina del film "La Prima Notte Del Giudizio"

Per abbassare il tasso di criminalità al di sotto dell’uno per cento nel resto dell’anno, i nuovi Padri Fondatori d’America (NFFA) testano una teoria sociologica che lascia sfogare l’aggressività per una notte in una comunità isolata. Ma quando la violenza degli oppressori incontra la rabbia degli emarginati, il contagio esploderà dai confini della città di prova e si diffonderà in maniera inaspettata.

Quarto capitolo della fortunatissima saga de La notte del giudizio e prequel dei film precedenti, questa pellicola ha visto il creatore del franchise JamesDeMonaco (sceneggiatore e regista dei primi tre lungometraggi, qui solo in veste di autore del copione) tornare accanto ai produttori della Blumhouse, casa guidata da Jason Blum e nome ormai importante nel genere horror contemporaneo, che proprio con questa serie di film ha incassato moltissimo. Alla regia non c’è più DeMonaco ma il poco esperto Gerard McMurray, eppure non si avverte praticamente alcuna reale differenza nella messinscena di questo film rispetto ai precedenti. L’idea di capire come sia nato il tutto è affascinante, così come diversi spunti che guardano all’odierna politica americana di Donald Trump, anche se il passaggio troppo repentino dalla nascita di una tradizione a una vera e propria rivoluzione è giustificato faticosamente e risulta piuttosto forzato. Per il resto, è quasi in tutto e per tutto la solita solfa vista nei lungometraggi precedenti, tra i quali il migliore resta il terzo, La notte del giudizio – Election Year (2016), per lo spessore contenutistico superiore agli altri episodi della saga. In questa quarta tappa del franchise le sorprese sono davvero poche e, escludendo logiche di botteghino sempre presenti, non si sentiva alcun bisogno di un altro film del filone.

Nei cinema

In TV

In streaming