La locandina del film "Il professore cambia scuola"

Il professore cambia scuola

Les grands esprits

François Foucault (Denis Podalydès), insegnante nel più prestigioso liceo della Parigi bene, l’Henri IV, a seguito di una sua affermazione su quanto trascurate e lasciate al loro destino siano le scuole di periferia, viene trasferito, suo malgrado, nella scuola più disagiata delle banlieue. Adattarsi non sarà semplice.

Commedia agrodolce d’ambientazione scolastica, l’opera prima del regista Olivier Ayache-Vidal racconta un incontro-scontro di prospettive, generazioni e classi sociali in maniera piuttosto meccanica e convenzionale. Con un approccio teso soprattutto a evidenziare, negli alunni protagonisti, bisogni e condizioni ben diversi da quelli che il loro nuovo docente ha conosciuto nel corso della sua carriera, a tal punto da indurlo a rimescolare le sue convinzioni e a rivedere i propri limiti. La profondità senza compromessi e la forza dialettica di un film come La classe - Entre le murs (2008) di Laurent Cantet, memorabile esempio transalpino del medesimo filone, rimangono un lontano miraggio, essendo gli intenti educativi e concilianti in questo caso fin troppo didascalici e sbandierati, con delle buone intenzioni che suonano prevedibili e “scolastiche” in tutti i sensi. La messa in scena va di pari passo, con un discreto lavoro di ricerca documentaristica sul campo ma anche con una certa dose di semplificazioni a buon mercato. A cominciare dallo scontato addolcimento di Foucault, che stempererà le premesse coercitive insite ironicamente nel suo stesso nome, e ben rappresentate da un modo indisponente e puntiglioso di insegnare i classici, ripartendo dalla riscoperta de I miserabili di Victor Hugo. I ragazzi presenti nel film sono i veri alunni del liceo Barbara de Stains di Parigi, nella periferia nord della capitale francese.

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