La locandina del film "Quel pomeriggio di un giorno da cani"

Quel pomeriggio di un giorno da cani

Dog Day Afternoon

Una scena di "Quel pomeriggio di un giorno da cani"

Tre giovani tentano di rapinare una banca poco prima che chiuda: uno dei complici si ritira subito, mentre gli altri due (Al Pacino e John Cazale) si asserragliano nell'edificio tenendo in ostaggio i dipendenti.

Lumet mescola le carte (sia sul piano morale, sia su quello di genere) ragionando fin da subito sul rapporto tra singolo e comunità, sull'invasione dello spazio privato da parte delle autorità. Un heist-movie che diventa presto film politico, intrecciandosi con quello sentimentale e raccontando con sublime avanguardia l'amore tra due uomini, anche grazie alle prove di uno strepitoso Pacino e di Chris Sarandon. Se inizialmente la caratterizzazione dei rapinatori ne riporta un'immagine da eroi, nel corso della pellicola il carattere si modifica davanti allo spettatore, permettendo a quest'ultimo di scoprire un intero spettro emotivo al punto da impedirgli la più totale identificazione o repulsione. Dopo Serpico (1973), Lumet lavora ancora sull'ambiguità dell'animo umano: Sonny (e assieme a lui il regista) arringa la folla e si presenta davanti a un pubblico, anche televisivo (anticipazione del vampirismo di Quinto potere del 1976), rintracciando nella polis non solo i luoghi della città ma anche i cittadini che la vivono, indagando conflitti e fallimenti per raccontare la tragedia e lo smarrimento di un Paese attraverso le incertezze dei singoli. Per questo New York può essere considerata a tutti gli effetti un personaggio ulteriore, fotografata alla grande da Victor Kemper. Il film ha conquistato un (meritatissimo) Oscar nel 1976 per la miglior sceneggiatura originale.

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