La locandina del film "Millennium – Quello che non uccide"

Millennium – Quello che non uccide

The Girl in the Spider's Web

GENERE:

Thriller, Drammatico

NAZIONE:

Usa, Gran Bretagna, Germania, Svezia, Canada

Anno:

2018

Durata:

110 min

Formato:

col

Frans Balder (Stephen Merchant), scienziato informatico tra i migliori al mondo, fa ritorno in Svezia per poter dedicare più tempo al figlio autistico August. Lo scienziato, nel frattempo, viene però avvisato di essere in pericolo di vita e che dei criminali noti come “Spider Society” sono sulle sue tracce. Nel frattempo Lisbeth Salander (Claire Foy) cerca di rintracciare una persona scomparsa e le sue ricerche portano alla stessa, oscura società…

Fede Alvarez, regista del thriller Man In the Dark (2016), si confronta con il quinto film tratto dalla saga creata da Stieg Larsson, che fa seguito ai precedenti Uomini che odiano le donne (2009), La ragazza che giocava con il fuoco (2009), La regina dei castelli di carta (2009), oltre al remake americano di David Fincher, Millennium – Uomini che odiano le donne (2011). Il romanzo da cui l’operazione prende le mosse, Quello che non uccide, è però firmato da un altro autore, lo scrittore svedese David Lagercrantz, ma è stato parimenti un bestseller e rappresenta il quarto capitolo della saga. Un cambiamento che è impossibile non sottolineare, dato che i romanzi di Larsson offrivano al grande schermo spunti ben più interessanti e incandescenti di quelli di quest’ulteriore pubblicazione successiva alla sua morte, il cui adattamento cinematografico è senz’altro al di sotto del primo dei film svedesi e soprattutto dell’ottimo film di Fincher (qui nei panni di produttore esecutivo). Allo stesso tempo, però, riesce a fare meglio dei successivi due capitoli della trilogia di partenza, puntando su una confezione action più sostenuta, avvolgente e fortemente contemporanea, ramificata come la tela di ragno del titolo originale e dalle azzeccate e cupe atmosfere europee, che giocano, guardinghe, sul sicuro. Il risultato finale è senz’altro dignitoso ma, nonostante gli elementi fascinosi appena suggeriti, piuttosto convenzionale e di servizio, senza particolari guizzi di scrittura o di regia e con un diffuso appiattimento psicologico. Claire Foy, altra new entry di peso, convince a metà: l’attrice non sembra possedere lo sguardo e il physique du rôle adatti alla parte, dato il volto probabilmente troppo angelico e gli occhi improntati a una dolcezza istantanea, per risultare pienamente credibile nel ruolo di un personaggio scottante, stratificato e controverso come Lisbeth Salander, nei cui panni sia Noomi Rapace sia (soprattutto) Rooney Mara avevano offerto prove ben più graffianti e perturbanti. Tirando le somme, il risultato è un prodotto non privo di prerogative, connotato attraverso elementi studiati ed essenziali, ma anche un seguito di cui non si sentiva particolarmente il bisogno, praticamente su nessun versante e a nessun livello.

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