La locandina del film "Rabbia furiosa – Er canaro"

Fabio (Riccardo De Filippis) ha appena scontato otto mesi di galera al posto di Claudio (Virginio Olivari), un suo amico ex pugile, delinquente di piccolo calibro che ambisce a diventare il boss del Mandrione (quartiere periferico romano). Claudio gestisce traffici vari e si occupa anche di combattimenti tra cani. Ogniqualvolta i suoi cani rimangono feriti, egli si rivolge all'amico Fabio che, clandestinamente, nel retrobottega della sua toletta per cani, si occupa di piccole operazioni chirurgiche e medicazioni. L'amicizia tra Fabio e Claudio è molto ambigua: quest'ultimo ha una personalità bipolare che lo porta a volte ad agire con estrema cattiveria nei confronti di Fabio che sembra subire senza reagire, finché un giorno, non potendo più sopportare tali angherie, decide di attuare la sua terribile vendetta.

Il pioniere degli effetti speciali Sergio Stivaletti si cimenta con la sua versione della storia del Canaro della Magliana, cruento e arcinoto caso di cronaca nera romana di fine anni ’80, in un film che, guarda caso, arriva in sala praticamente in contemporanea col Dogman (2018) di Matteo Garrone, giustamente celebrato al Festival di Cannes 2018 con la Palma d’oro al miglior attore a Marcello Fonte. Tutto ciò che in Garrone era appena suggerito e astratto, attraverso il linguaggio docile e struggente della fiaba nera, è esposto e schiaffato in faccia allo spettatore nel patinato, scorretto, tamarro film di Stivaletti, che fa il pieno di umori corporali ed eccessi macchiettistici, ma anche di omoerotismo tossico e allucinatorio. Tale coté, pregno di lirismo dolente, grossolano e sopra le righe, per non parlare delle derive untuose e popolaresche, permette al regista di fare i conti con la vocazione splatter ed effettistica del proprio mestiere d’artista, anche grazie a due protagonisti dai volti mostruosi e ferini, per ragioni opposte ma complementari, e a una Romina Mondello letteralmente inedita nei panni della moglie di Fabio, perfettamente a suo agio col romanesco. Rabbia furiosa - Er canaro, z movie ruspante e spesso inqualificabile, non risparmia davvero nulla in termini di voyeurismo trucido e heavy metal, dal taglio della lingua a tutti i dettagli più sanguinari che De Negri attribuì alla propria efferatezza, non senza qualche comprovata menzogna. A Stivaletti, tuttavia, non interessa il vero e il falso, né tantomeno il confine labile e sottile tra mitologia e ricostruzione: il suo, dopotutto, è un film moralmente discutibile e totalmente anti-etico, che, pur con una messa in scena trash a suo modo coesa e dignitosa, si limita a fare il verso a una cruda galleria di aberrazioni con (im)pietosa, melodrammatica condiscendenza. Sostenere che questa versione cinematografica della storia sia migliore di quella di Garrone, come qualcuno ha avuto l’ardire di fare, è una surreale provocazione pseudo-intellettuale, a conti fatti più radical choc che radical chic.

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