La locandina del film "Rampage – Furia animale"

Il primatologo Davis Okoye (Dwayne Johnson) ha un legame molto stretto con George, un gorilla incredibilmente brillante che conosce fin dalla nascita, che un esperimento fatale trasformerà in una belva feroce. Ma anche altri animali hanno subito la stessa sorte e la loro famelica fame di distruzione avrà più di una conseguenza letale…

Blockbuster catastrofico dai contorni vagamente fantascientifici, Rampage - Furia animale erige intorno al solito corpo scultoreo di Dwayne Johnson un proverbiale action spara-tutto dall’impianto bolso e pachidermico, appesantito da una macchina spettacolare imponente ma sciatta e di puro mestiere, tra voragini e salti narrativi. Il film è imbambolato e portato per le lunghe in maniera stiracchiata, il peso spettacolare dei temibili animali giganti è tutto sommato alquanto minimo e alla fine della fiera rimane soltanto la sensazione di un guilty pleasure concepito, meccanicamente e in serie, intorno alla non nuova vena ammiccante di Johnson, vero e proprio gran visir di questo e altri prodotti analoghi (pura serie Z ad alto budget). Impalpabile Naomie Harris, fuori parte Malin Akerman e vanamente sornione Jeffrey Dean Morgan, anche perché a rubare fatalmente la scena è lo sboccato gorilla protagonista, che ricorre perfino al dito medio come fulmen in clausola sghignazzato e “provocatorio” di diverse scene. La produzione del film deriva dall’acquisizione, da parte della Warner Bros, della Midway Games nel 2009 per 33 milioni di dollari (ma il videogioco cui il film è ispirato non è poi così noto come il più conosciuto Mortal Combat), mentre Brad Peyton torna ad affrontare il disaster movie, ancora con Johnson protagonista e dopo San Andreas (2015). Nel finale fa capolino perfino un rimando al post-11/9 e al suo auspicabile, utopico superamento (la creatura che minaccia dall’alto ma anche l’unione dal basso che schiaccia la minaccia che plana da cieli), con addirittura una voragine che chiude il film, a mo' di Ground Zero: un aspetto, al netto di tutto, sintomatico e culturalmente interessante, soprattutto perché a veicolarlo sono quasi sempre, e sottobanco, film di questa risma.

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