La locandina del film "Resta con me"

Salpati da Tahiti con le migliori prospettive, Tami Oldham (Shailene Woodley) e il suo fidanzato Richard Sharp (Sam Claflin) sognano un avvenire radioso fatto di avventure per mare, un idillio di esperienza e romanticismo condiviso. I piani del futuro per loro, però, sono ben più foschi.

Regista dai progetti molto alterni e diseguali, anche se spesso baciati da un buon successo di pubblico, l’islandese Baltasar Kormákur si cimenta stavolta con la trasposizione cinematografica di una storia vera, a suo modo un altro disaster movie con personaggi al limite dopo The Deep (2012) e Everest (2015). Progetto su commissione che mostra però tutti i limiti di un’operazione che si limita a capitalizzare come meglio può il carisma teen dei due interpreti scelti a portarla al cinema, senza alcun guizzo registico né scarti degni di nota. L’alchimia tra Woodley e Claflin è appena sufficiente, così come la confezione in cui si muovono, ma il tasso di melassa e di stucchevole romanticismo, che vira pericolosamente verso il kitsch, supera in più di un’occasione il livello di guardia. Girato in gran parte in Oceania, nelle isole Fiji, il film di Kormákur si barcamena tra disastri e passaggi prevedibili, limitandosi a illustrare la deriva di uno skipper esperto e della sua ragazza, che nel 1983 si ritrovarono dispersi per 41 giorni nel Pacifico, dopo aver accettato l’incarico di consegnare un veliero, minacciati dal terribile uragano Raymond. Per la parte del protagonista maschile era stato considerato anche Miles Teller, che ha dovuto lasciare per impegni concomitanti.

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Dal 29 agosto 2018

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