La locandina del film "Revenge"
Una scena di "Revenge"

Jen (Matilda Lutz), ragazza giovane, sexy e dalle forme prorompenti, riceve l’invito dell’amante per una tradizionale battuta di caccia che l’uomo è solito portare a termine con due amici. Immersa nella cornice assolata del Grand Canyon, la ragazza si ritroverà preda del desiderio sessuale predatorio degli uomini, tanto da far assumere alla gita dei connotati decisamente inaspettati…

Interessante action a tinte forti incentrato su uno stupro e una cruentissima scia di sangue e violenza, Revenge, diretto dalla giovane regista francese Coralie Fargeat, mette in scena un’esplosiva lolita contemporanea affidandosi agli abiti succinti e al sex appeal della lanciata Matilda Lutz, già vista alla corte di Gabriele Muccino in L’estate addosso (2016) e in The Ring 3 (2017), dove aveva modo di dar provare della sua versatilità espressiva all’interno del genere horror. Questo film, però, è la sua vera consacrazione da scream queen: la Lutz regge l’intero lungometraggio sulle sue spalle, soprattutto nella seconda parte, quando una surreale svolta “corporea” la costringe a fare i conti con un impazzito mix di survival movie, scorie radioattive mutanti e armi da imbracciare per portare a casa la sua personale, dolorosa, sanguinolenta vendetta. Tra giochi di specchi nel deserto e machi pruriginosi e irsuti, l’ironia salace abbonda e il giochino all’insegna della ripicca più estrema, pur tirando la corda e mostrando non poche crepe di scrittura e d’immaginario, è un’esperienza sensoriale, audiovisiva e grandguignolesca tutta da godere, epidermica e scatenata, con un finale che coreografa splendidamente un vero e proprio massacro: gli ettolitri di ematici si coniugano con una estrema consapevolezza dello spazio e l’idea di prossemica ha tutte le carte in regola per far cadere la mascella allo spettatore. Il film, incentrato sulla (ri)presa di potere del sesso debole, nonostante i limiti drammaturgici, è un perfetto oggetto impazzito ai tempi del #MeToo, del quale viene esaltata la potenza eversiva e fisica del messaggio di fondo, non senza qualche controversa crepa ironica dove ci si prende pochissimo sul serio. Presentato nella sezione After Hours al Torino Film Festival 2017.

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