La locandina del film "Rimetti a noi i nostri debiti"

Rimetti a noi i nostri debiti

GENERE:

Drammatico

NAZIONE:

Italia

Anno:

2018

Durata:

104 min

Formato:

col

Una scena di "Rimetti a noi i nostri debiti"

Guido (Claudio Santamaria) è un ex tecnico informatico che tenta di sopravvivere dopo che la sua azienda è fallita e ha fatto fuori l’intero personale. Come magazziniere non riesce a trovare una stabilità e i suoi debiti si fanno sempre più pressanti. Si imbatterà in Franco (Marco Giallini), uomo esperto proprio nella riscossione di crediti: Guido comincia a vedere come lavora Franco e la sua oscura e ambigua sicumera non potrà lasciarlo indifferente…

Primo film italiano distribuito originalmente da Netflix, il film diretto da Antonio Morabito è una specie di buddy movie, ovvero di pellicola fondata su un’amicizia cameratesca e tutta al maschile, declinato però in chiave scontrosa e sospettosa, con un rapporto di attrazione ma anche di repulsione a investire i due protagonisti. Guido è infatti un figlio sbalestrato della crisi economica, mentre Franco una figura impassibile e meschina, che la cavalca e la volge a suo piacimento grazie alla sua inflessibilità e a un vago senso di superiorità. La vaghezza del personaggio di Giallini è però la stessa del film, una storia di recupero crediti che poggia su un arco narrativo a dir poco deficitario e sfilacciato, nonostante la durezza e l’attualità del tema, costellato di insicurezze, suicidi, sospensioni di ogni alito di umanità. L’iniziazione da riscossore di crediti cui viene sottoposto Guido, che si ritroverà costretto a malmenare un debitore, ha delle conseguenze letali sulla sua personalità, ma il racconto di (de)formazione prende delle traiettorie approssimative e indecifrabili, viziate da una scrittura carente che azzera ogni spessore psicologico e da un’incertezza di fondo che grava su tutta l’operazione, nonostante la mano visiva della regia in più di una sequenza appaia piuttosto interessante e consapevole. La spina nel fianco più evidente sono senz’altro le sottotrame pretestuose, come la storia d’amore solo abbozzata del personaggio di Santamaria. Piccola parte per il regista polacco Jerzy Stuhr, che si era già fatto notare come attore in Italia ne Il caimano (2006) e Habemus papam (2011) di Nanni Moretti.

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