La locandina del film "Rocco e i suoi fratelli"
Una scena di "Rocco e i suoi fratelli"

Alla morte del padre, Rocco (Alain Delon), insieme alla madre Rosaria (Katina Paxinou) e a tre suoi fratelli Simone (Renato Salvatori), Ciro (Max Cartier) e Luca (Rocco Vidolazzi) parte dalla natìa lucania e si trasferisce a Milano per raggiungere il fratello maggiore Vincenzo (Spiros Focas), emigrato in terra lombarda già da diverso tempo. Tra convivenza forzata, difficoltà economiche e tumultuose tresche amorose, la situazione precipita verso un vortice di soprusi e violenze.

Attraverso una narrazione potente e vigorosa, Luchino Visconti tratteggia un quadro disperato in cui i personaggi, vittime del proprio ineluttabile destino, si muovono in un clima di tragedia che restituisce con impeccabile perizia la condizione sociale di una famiglia e, per estensione, di un'Italia alla ricerca di se stessa alle porte del boom economico. Impeccabile nella progressione drammatica che accosta armoniosamente sequenze memorabili di straripante forza espressiva (il selvaggio stupro notturno in cui affiora tutta la bestilità dell'animo umano, il brutale assassinio all'Idroscalo) e momenti di intensa riflessione introspettiva, attraverso una vicenda che «arriva fino al delitto, centrando un aspetto del carattere meridionale di grande importanza: il sentimento, la legge, e il tabù dell'onore» (Luchino Visconti). Magistrale fusione di duro realismo e melodramma viscerale, il film si carica di riferimenti cristologici nella descrizione della disgregazione di una famiglia semplice legata al passato "contaminata" dalle storture di un mondo in divenire, secondo una visione tipicamente viscontiana che contrappone vecchio e nuovo. Cuore pulsante dell'intera opera è la contrapposizione tra Rocco e Simone, il cui legame di sangue è spezzato per sempre dalla tragica figura di Nadia (una straordinaria Annie Girardot). Esemplare nell'uso del paesaggio, dominato da una Milano ostile vista sempre dal basso (il degrado suburbano, le abitazioni fatiscenti, gli scontri di boxe), fatta eccezione per la passeggiata sul Duomo, e splendidamente fotografata da Giuseppe Rotunno. Solo qualche lieve forzatura ideologica impedisce di gridare al capolavoro assoluto. Alain Delon, allora venticinquenne, è intenso come non mai, ma tutto il reparto degli attori merita una menzione speciale. Leone d'argento alla Mostra del Cinema di Venezia, clamoroso successo di pubblico e numerosi guai con la censura a causa della violenza esplicita di alcune sequenze e di alcune audaci allusioni omosessuali. Il soggetto di Suso Cecchi D'Amico, Vasco Pratolini e dello stesso Visconti, è ispirato al romanzo Il ponte della Ghisolfa di Giovanni Testori. A 55 anni dall'uscita in sala, è stato restaurato in 4K da Cineteca di Bologna in collaborazione con Titanus, TF1 Droits Audiovisuels e The Film Foundation di Martin Scorsese.

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