La locandina del film "Serafino"
Una scena di "Serafino"

Alla fine degli anni '60 Serafino (Adriano Celentano), giovane pastore abruzzese ingenuo, vitale e sanguigno, viene rispedito tra le sue montagne dopo un breve periodo di servizio di leva. Al minuscolo paese ritrova le sue abitudini, gli amici, i pascoli e gli amori scollacciati: quello per la cugina Lidia (Ottavia Piccolo) e per la prostituta Asmara (Francesca Romana Coluzzi). Una questione di eredità apertasi in seguito alla morte della zia di Serafino getterà scompiglio all'interno del microcosmo rurale.

Pietro Germi realizza una commedia vernacolare di costume che parla di un'Italia contadina ormai scomparsa e lo fa attraverso i modi espressivi forti, realistici e volgari del popolo. Si percepiscono l'incomunicabilità e l'impenetrabilità tra il mondo moderno (la città schematica e rigida nelle sue regole, siano esse di tipo militare o legale) e la campagna (in cui si usa pagare in caciotte sia debiti che prestazioni sessuali e l'automobile cede il passo al carro trainato dai buoi, non viceversa). Serafino è il simbolo di questa realtà, e come tale merita di essere cantato nelle canzoni all'osteria: un piccolo eroe che non parte per la guerra, ma per i pascoli e le mulattiere. Le intenzioni sono buone, il risultato un po' meno: il registro leggero con inserti caricaturali risulta a tratti stonato. Adriano Celentano incarna discretamente la figura del protagonista, pur con qualche riserva sull'espressività dialettale; Francesca Romana Coluzzi sarà protagonista negli anni '70 di diverse commedie erotiche. Nel ruolo del caporale Gino Santercole, già chitarrista del Clan di Celentano negli anni '60.

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