La locandina del film "Sierra Charriba"
Una scena di "Sierra Charriba"

Guerra di secessione. Il maggiore nordista Amos Dundee (Charlton Heston) dà la caccia all'Apache Sierra Charriba (Michael Pate) con uno squadrone di volontari che conta alcuni prigionieri confederati, tra cui l'ex amico Tyreen (Richard Harris). La ricerca porterà la truppa a scontrarsi con le milizie francesi stanziate in Messico.

Terzo film diretto da Sam Peckinpah, prova della maturità ormai raggiunta da un autore capace di riscrivere con lucidità l'immaginario del Mito americano. A ben 278 minuti ammontava la durata della versione originale, deturpata dal taglio imposto dalla produzione di dieci sequenze significative (solo parzialmente ripristinate nel restauro del 2005 di 136 minuti e poi nel director's cut lungo di 152). Forse la lunghezza fluviale voluta dal regista avrebbe giovato a un'opera che così non appare del tutto coesa. A ogni modo, siamo di fronte a un affresco epico di innegabile potenza, dove la caccia all'indiano, topos di tanto western classico e post-classico, non è nemmeno più una rielaborazione di Moby Dick, quanto un mero spunto per raccontare una “guerra” di ben più vaste proporzioni: quella che gli americani combattono contro i nemici (Apache, francesi), tra loro (la lotta fratricida tra Nord e Sud è il vero asse portante della pellicola) o dentro se stessi. Eccellente il disegno dei personaggi, in particolare dell'ambiguo e tormentato protagonista, assolutamente realista e disincantata la rappresentazione della morte e della violenza. Del resto, il cinema di Peckinpah offre una lezione di storia dell'America più esaustiva di molti libri di scuola.

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