La locandina del film "The Silent Man"

La vera storia di Mark Felt (Liam Neeson), l’uomo che, da secondo in comando all'FBI, sotto il nome in codice di "Gola profonda”, aiutò a far emergere lo scandalo Watergate negli anni ’70. Una vicenda che nessuno ha fatto venire alla luce per oltre trent’anni, visto e considerato che l’identità di Felt fu rivelata solo nel 2005 da Vanity Fair.

Prodotto dall’inesauribile Ridley Scott, The Silent Man (più esteso ed esplicativo il titolo originale, Mark Felt: The Man Who Brought Down the White House) racconta la storia di uno degli uomini anonimi più influenti e decisivi d’America, al servizio dell’FBI sotto J. Edgar Hoover per trent’anni. Lo fa, tuttavia, con un piglio abbastanza grigio, che non è eccessivo definire ridondante e didattico. Vessato da una messa in scena paludata e rigida, The Silent Man, diretto da Peter Landesman, è un film dignitoso nella ricostruzione ma nulla più, che si limita a insinuarsi nella messa a punto storica e cronachistica della vicenda in maniera didascalica e verbosa, imbastendo intorno all’altero, longilineo e statuario Neeson, silhouette dai toni gravi e oscuri, una parata di degni caratteristi, da Michael C. Hall a Tony Goldwyn. Il protagonista, complice anche la prova monocorde di Neeson, fa però fatica a farsi largo al di là delle maglie, assai strette, della figurina ripescata dalle pieghe più recondite del passato politico e istituzionale e il film condivide con lui il medesimo destino, consegnandosi facilmente e fatalmente, oltre che paradossalmente, dato il destino in vita di Felt, all’oblio. Piuttosto bidimensionali e incolori anche molte delle figure di contorno, a cominciare dalla moglie di Mark, interpretata da Diane Lane. Felt fu informatore segreto di Bob Woodward del Washington Post e di altri giornalisti durante il Watergate, fornendo agli organi di stampa alcune delle notizie essenziali e cruciali che portarono alle dimissioni del Presidente degli Stati Uniti d’America Richard M. Nixon.

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