La locandina del film "La solitudine dei numeri primi"

L'anoressica Alice (Alba Rohrwacher) è traumatizzata da un incidente sugli sci, che l'ha resa zoppa; Mattia (Luca Marinelli) è tormentato dal rimorso per aver causato la scomparsa della gemella autistica Michela (Giorgia Pizzo). Si incontrano, diventano amici, si innamorano, senza però riuscire a confessare i propri sentimenti: la vita li divide, il destino, forse, li riunirà.

«I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari». Saverio Costanzo adatta l'omonimo best-seller di Paolo Giordano (anche collaboratore alla sceneggiatura) e mira alla rappresentazione di due solitudini opposte e complementari, che si sfiorano senza riuscire mai a toccarsi davvero. Una trasposizione sul grande schermo, dopo l'enorme e inaspettato successo del romanzo, era inevitabile, ma la banalità con cui il regista tratteggia temi (usurati) quali isolamento fisico ed emozionale, alienazione e autolesionismo (il corpo, tra deformità e ferite autoinflitte, diventa il centro assoluto della rappresentazione), risulta sconfortante. Un'attitudine quasi naïf, nonostante la struttura narrativa antilineare, che non riesce nemmeno a suscitare tenerezza; e tra dialoghi pedestri, patetismo d'accatto e inserti scult (incomprensibile l'apparizione di Filippo Timi nei panni di un ambiguo clown), tutto appare penosamente scontato. Molto rumore per nulla, verrebbe da dire: superfluo e inconsistente. Colonna sonora fastidiosamente furbetta, con hit di richiamo (Bette Davis Eyes di Kim carnes) e “omaggi” pretestuosi (la ripresa del tema portante di L'uccello dalle piume di cristallo, diretto da Dario Argento nel 1970). Isabella Rossellini è Adele. Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.

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