La locandina del film "Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith"

Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith

Star Wars: Episode III – Revenge of the Sith

Una scena di "Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith"

Il giovane cavaliere Jedi Anakin Skywalker (Hayden Christensen), impegnato nella guerra tra Repubblica e separatisti, viene plagiato dall'ambiguo cancelliere Palpatine (Ian McDiarmid), Oscuro Signore dei Sith, e trascinato verso il Lato Oscuro della Forza. Lo scopo è distruggere per sempre i Jedi e costruire l'Impero.

Dopo un viaggio cinematografico lungo quasi trent'anni, l'esalogia di George Lucas giunge al gran finale, prima dello storico acquisto di LucasFilm da parte di Disney e la conseguente ripartenza della saga. È senz'altro il capitolo migliore della cosiddetta “trilogia prequel”, comprendente anche Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma (1999) e Star Wars: Episodio II – L'attacco dei cloni (2002). Al centro, la drammatica e violenta discesa morale di Anakin Skywalker/Darth Vader (un Christensen decisamente più efficace rispetto al film precedente), che unisce le due parti della saga e permette di leggere definitivamente l'articolata e multiforme epopea lucasiana come una lucida allegoria politica. Al di là del mastodontico lavoro tecnologico (tutti gli sfondi sono interamente ricreati in digitale, con l'inserimento degli attori e di alcuni elementi reali), il film brilla per la sua complessità drammaturgica e l'intensità della sceneggiatura, facendo finalmente rivivere il fascino degli episodi classici. Il regista ci regala inquadrature suggestive, una cura perfezionista dell'immagine – i colori sono ispirati ai quadri di Mark Rothko – e una serie di sequenze di culto, come la “purga” dei Jedi, il duello tra le fiamme di Mustafar, la genesi di Vader. La Forza è tornata con Lucas e il mito di Star Wars è destinato a non tramontare mai.

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