La locandina del film "Una storia vera"

Una storia vera

The Straight Story

NAZIONE:

Usa, Francia, Gran Bretagna

Anno:

1999

Durata:

112 min

Formato:

col

Una scena di "Una storia vera"

Alvin Straight (Richard Farnsworth) ha 73 anni e vive insieme alla figlia Rose (Sissy Spacek), una donna ritardata alla quale è stata tolta la custodia dei figli. Una sera ricevono una telefonata: Lyle (Harry Dean Stanton), il fratello che Alvin non vede da diversi anni, è stato colpito da un infarto. Alvin è deciso di andare a trovarlo e, per raggiungere il suo obiettivo, si prepara a percorrere oltre 300 miglia a bordo del suo tosaerba.

Ispirato a fatti realmente accaduti, l'ottavo lungometraggio di David Lynch sembra rappresentare un netto cambio di stile rispetto alle visioni angoscianti dei suoi film precedenti: da Eraserhead – La mente che cancella (1977) a Strade perdute (1997). In realtà è vero soltanto in parte: seppur la storia sia perfettamente lineare e molti passaggi piuttosto tradizionali, diverse tematiche che il regista aveva portato avanti in passato sono ancora presenti. La natura idilliaca e rassicurante della vicenda di Alvin Straight ricorda l'inizio di Velluto blu (1986), dove i colori pastello e un'atmosfera rilassata nascondevano orrori e perversioni tenuti nascosti dietro le facciate delle ville della provincia americana. E anche Una storia vera porta con sé i germi di quel perturbante di stampo freudiano, che Lynch ha spesso rappresentato nelle sue opere: si pensi all'inizio, dove il semplice tonfo del protagonista è messo in scena come se si stesse assistendo a una tragedia imminente. Ma anche la natura circostante e l'incedere lent(issim)o della pellicola, che segue il passo del tosaerba del protagonista, hanno tratti ben poco convenzionali e, in un certo senso, inquietanti. È un Lynch che si reinventa, rimanendo fedele alla propria idea di cinema, firmando uno dei suoi lungometraggi più poetici, toccanti ed emozionanti in assoluto. È un road movie dell'anima, dove il protagonista ha come ultimo fine l'incontro con quel fratello con cui aveva litigato diversi anni prima. Struggente il finale, dove compare Harry Dean Stanton, ma la scena è tutta per la notevolissima performance di Richard Farnsworth, che morirà circa un anno dopo l'uscita del film. Le soavi note di Angelo Badalamenti accompagnano una visione unica, che non assomiglia a nessun'altra, firmata da un regista unico, che non assomiglia a nessun altro.

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