La locandina del film "Strange Days"
Una scena di "Strange Days"

Sono gli ultimi giorni del 1999, in una Los Angeles cupa e dominata da scontri razziali. L'ex sbirro Lenny Nero (Ralph Fiennes) spaccia lo Squid, “trip” neuronale che consente di vivere qualsiasi tipo di esperienza. Insieme all'amata Faith (Juliette Lewis), resta coinvolto in un torbido omicidio e nel complotto di due agenti, su cui indagherà con l'aiuto della tosta Mace (Angela Bassett).

Titolo chiave della cinematografia americana anni Novanta, sia per forma che per contenuti. Lo spunto di partenza è costituito dai disordini del 1992 seguiti all'uccisione di Rodney King, rievocati in un futuro prossimo violento e nichilista. Si sente forte l'impronta estetica di James Cameron, che sceneggia – insieme a Jay Cocks – e produce, ma è soprattutto il talento vorticoso della Bigelow a trovare libero sfogo in questo caleidoscopico mix di action, noir e trattato distopico con suggestioni sci-fi apocalittiche. I lisergici viaggi mentali nel mondo parallelo dello Squid sono girati con piani-sequenza in soggettiva al limite dell'incredibile, ma ad affascinare ancora maggiormente sono la schizzata messa in scena di una Los Angeles acida e notturna, la profonda complessità socio-politica e la riflessione postmoderna su reale e virtuale. La regista costruisce un gioiello potente e visionario, con un notevole Fiennes e una Bassett che sembra un'eroina del cinema blaxploitation. Juliette Lewis si esibisce con due canzoni scritte da P.J. Harvey e appaiono anche gli Skunk Anansie in un breve cameo.

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