La locandina del film "System Crasher"
Una scena di "System Crasher"

Benni (Helena Zengel) è una bambina di quasi dieci anni che cerca faticosamente una stabilità famigliare. Spostata ed espulsa da un istituto all’altro, passando per diverse possibili famiglie adottive, la giovanissima ha un carattere irascibile e per nulla accomodante, che porta molti adulti a scegliere di abbandonarla. Lei vorrebbe semplicemente vivere con la vera madre, ma anche quest’ultima non pare intenzionata a riprenderla con sé…

È una vicenda a cui sembra indubbiamente tenere molto la regista tedesca Nora Fingscheidt (classe 1983) quella al centro di questa pellicola, girata con uno stile esasperato che sembra ricalcare la dinamicità della vita della giovanissima protagonista. Montaggio rapido, cinepresa a spalla durante le corse, colori sparati e un sonoro spesso sopra le righe sono solo alcuni degli escamotage registici con cui Fingscheidt mette in scena la complessa vicenda di Bernadette, in arte Benni. Gli spunti sono interessanti e capaci di scuotere, ma dopo la premessa iniziale il film gira troppo a vuoto, risultando ridondante e prolisso, soprattutto in una seconda parte che allunga inutilmente il brodo e in cui non c’è una vera e propria evoluzione dei personaggi. Quello che però in particolare colpisce negativamente sono i troppi finali, sintomo di un’insicurezza narrativa nel capire quale fosse la miglior conclusione del lungometraggio: il film avrebbe fatto meglio a chiudersi almeno un quarto d’ora prima, all’interno di un possibile quadretto famigliare almeno in apparenza felice, che era uno dei momenti più incisivi dell’operazione. Invece, la regista forza ancora la mano e scade in un’ultima sequenza poco credibile e raffazzonata. Così, la sensazione è quella di essersi trovati davanti un’occasione del tutto sprecata. Presentato in concorso al Festival di Berlino 2019.

Nei cinema

In TV

In streaming