La locandina del film "Toglimi un dubbio"

Il quarantenne Erwan (François Damiens) lavora come artificiere esperto nel disinnesco di bombe e mine che risalgono alla Seconda Guerra Mondiale. La sua professione così rischiosa non è niente in confronto al caos della sua vita privata, un vero e proprio campo minato: sua figlia Juliette (Alice De Lencquesaing) è incinta ma non sa e non vuole sapere chi è il padre, mentre un test medico rivela a Erwan che l'uomo che l'ha cresciuto non è il suo vero padre. Mettendosi alla ricerca del genitore biologico individua il settantenne Joseph (André Wilms) e si innamora della travolgente Anna (Cécile de France).

A partire da delle premesse “esplosive” legate al personaggio principale e ispirandosi alla lezione del cinema di Claude Sautet e in particolare al suo È simpatico, ma gli romperei il muso (1972) con Yves Montand, la regista Carine Tardieu ha messo in piedi una ronda familiare delicata, giocata su un registro giocoso ma mai lezioso, sottilmente e amaramente ironico. Incentrato sull’impossibilità di mantenere il controllo sulla propria vita nel momento in cui gli imprevisti provvedono a infiammarla e sabotarla, Toglimi un dubbio vede il protagonista, interpretato dal sempre misurato e sfaccettato Damiens, prestarsi efficacemente al ruolo del reduce dell’Iraq e dell’Afghanistan, una figura che non si vede quasi mai nel cinema europeo: corpulento e appesantito dalla malinconica e da un evidente travaglio esistenziale dai connotati quasi infantili, il suo Erwan è il cuore e l’anima del film e non è un caso se il suo leggero venir meno, in termini di minutaggio, generi un evidente calo di tono e di livello nella seconda parte del film. Rimane comunque una toccante pellicola sulla famiglia o, per meglio dire, su tutte le famiglie possibili e la loro peculiare, molteplice, inesauribile idea di infelicità e di tenerezza («La gente ha sempre un secondo fine e, alla fine, siamo tutti soli»), ma il ritmo funziona a fasi alterne e alcuni dialoghi sono meno incisivi di quanto dovrebbero. Impostato come un’investigazione dai contorni psicoanalitici, il film della Tardieu riflette anche sul concetto antico e desueto di militanza, tra gag (un cane di nome Pinochet cui “è bellissimo dare ordini”) e nostalgia mai ottusa e banale, ma non si preclude nemmeno un tocco da commedia sentimentale degli equivoci (non sempre riuscita, ma comunque coinvolgente), galvanizzata oltretutto dall’ambientazione in Bretagna e dai frastagliati e ancestrali scenari del golfo di Morbihan e della riviera di Etel. La scrittura non è sempre dosata al punto giusto e il film inciampa spesso in sequenza troppo abbozzate e frettolose per convincere a pieno (il personaggio di "Zorro" in primis), ma il disegno d’insieme, anche grazie alla bravura degli interpreti, non è del tutto da dimenticare tra amori e ossessioni costellati da odissee degne della saga degli Atridi. Magnetica e molto erotica Cécile de France nei panni di una donna tanto granitica quanto piena di crepe e fallimenti amorosi. Presentato alla Quinzaine des réalisateurs a Cannes 2017.

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