La locandina del film "Tomb Raider"

La ventunenne Lara Croft (Alicia Vikander) è una ragazza che sperimenta l’assenza del padre, Lord Richard Croft (Dominic West), ormai da sette anni. Deciderà, però, di mettersi sulle tracce del genitore in un’avventura pericolosa e piena di rischi, che la porterà in un’isola giapponese e a fare i conti con una temibile regina dell’antichità.

Dopo il modesto dittico di film con Angelina Jolie, la prosperosa supereroina della Square Enix, che ha rivelato i diritti della Eidos Interactive nel 2009, torna al cinema con una origin story con Alicia Vikander, la cui fisicità è perfettamente in linea con il restyling del personaggio operato a partire dal 2006, teso a renderla meno bombastica e più asciutta. Diretto da un carneade norvegese, il film punta molto sul rapporto con la figura paterna eccentrica e dispersa, ma questa presenza-assenza è una mera premessa che poi si arena a causa di derive inutilmente sdolcinate e melense. La Vikander come icona action si rivela abbastanza magnetica e in parte, con la sua faccia pulita e il suo carisma limpido e candido, ma il film nella sua interezza è una baracconata satura e mediocre, con un approssimativo gusto per l’action pirotecnico e una deriva avventurosa e soprannaturale che somiglia a una sottotrama malconcia in stile più Pirati dei Caraibi che Indiana Jones. L’originalità è sotto zero ma anche la messa a punto delle dinamiche tra i personaggi è alimentare e stereotipata, con più di un pasticcio anche a livello visivo. Piccolo ruolo per Kristin Scott Thomas.

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