La locandina del film "Tonya"

Nel 1994 la pattinatrice Nancy Kerrigan venne aggredita in maniera gravissima e fu costretta a ritirarsi dai campionati nazionali del suo sport. La rivale Tonya Harding (Margot Robbie) e il marito di lei Jeff Gillooly (Sebastian Stan) finirono subito nel mirino e ben presto le loro responsabilità nell’attentato fisico alla Kerrigan divennero chiare a tutti…

Il regista di Lars e una ragazza tutta sua (2007) Craig Gillespie dirige questo peculiare biopic su una celebre pattinatrice che ancor prima di essere una sportiva di primissimo livello fu un anche una donna controversa, circondata dalla violenza nel corso di tutta la sua vita. Il compagno era infatti dedito a picchiarla in malo modo, con una ferocia che lasciava poco spazio alla speranza e si abbatteva su di lei come una folle mannaia. Ma non meglio fece sua madre, interpretata da in maniera superba da una Alison Janney crudelissima e in stato di grazia, che la allevò in maniera dura e spietata mirando a far di lei una campionessa ma vessandola sotto il profilo umano. Tutte queste forze negative, efficacemente raccontate dal film, che non rinuncia tuttavia ai toni brillanti e sopra le righe pur muovendosi sui territori del dramma, confluirono nella Tonya del titolo, rendendola una giovane donna sfaccettata e piena di chiaroscuri, alle prese, poco più che ventenne, con un vita e ingestibile e pazzoide. Tonya è un prodotto curioso e accattivante, interessante nel dispositivo nonostante il taglio mainstream (le interviste postume con gli attori invecchiati, a mo’ di mockumentary), qua e là squilibrato e poco lucido, ma decisamente efficace nel rappresentare la mostruosità ridicola e caotica dei propri personaggi, caustici artefici di una ricerca del successo, non solo sportivo, destinata a un tragico e insanguinato fallimento. Davvero brava Margot Robbie, che produce anche il film e si concede un’interpretazione da grandissima attrice: bellissima, tra le tante sequenze riuscite al di là di qualche momento stonato, la scena in cui simula un perfetto sorriso da ballerina all’indirizzo della macchina da presa, subito incrinato però da una smorfia di dolore e da delle lacrime da clown triste. Il finale infila un'impietosa metafora dell’anima americana ricorrendo alla boxe. Il film ha fatto vincere il primo Oscar in carriera all'ottima Allison Janney, premiata come miglior attrice non protagonista.

Nei cinema

Dal 29 marzo 2018

In TV

In streaming