La locandina del film "La tragedia di un uomo ridicolo"
Una scena di "La tragedia di un uomo ridicolo"

Primo Spaggiari (Ugo Tognazzi), industriale caseario, assiste al rapimento del figlio Giovanni (Ricky Tognazzi). Primo deve raggranellare due miliardi per il riscatto e la moglie Barbara (Anouk Aimée) gli consiglia di vendere l'azienda. Sul rapimento di Giovanni sembrano sapere molto Laura (Laura Morante), fidanzata del ragazzo, e Adelfo (Victor Cavallo), un prete operaio. Quando giunge la notizia della morte del figlio, Primo tenta di usare i soldi del riscatto per salvare il caseificio.

Attraverso l'uso di una fotografia (di Carlo Di Palma) dai colori spenti e funerei, il far vagare i suoi personaggi in ampi e desertificati spazi e la dilatazione dei tempi narrativi che dà al tutto una dimensione surreale e vagamente onirica, Bertolucci dà forma visiva a uno stato confusionale e di profonda incertezza che accomuna tutti i personaggi dinnanzi alla fase transitoria tra la fine degli anni bui del terrorismo e un inizio di decennio (gli anni ottanta) gravato da dubbi e paure. Il protagonista è poi emblema di una classe borghese profondamente inadeguata, amareggiata e malinconicamente legata al passato, sfiduciata dinnanzi al futuro (e alle giovani generazioni che «non ridono ma sghignazzano o sono cupi e soprattutto non parlano più e dai loro silenzi non si capisce se chiedano aiuto o stiano per spararti addosso»), egoista e grottescamente stordita nei momenti di difficoltà. Ottima la prova, tutta in sottrazione, di un dolente Ugo Tognazzi che restituisce sullo schermo un personaggio stanco e sfiduciato ed è stato premiato con la Palma d'Oro per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes. Il titolo del film richiama a quello del racconto di Fedor Dostoevskij, Sogno di un uomo ridicolo.

Nei cinema

In TV

Su Rai 3 il 15 dicembre 2018 alle 02:00

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