La locandina del film "Troppa grazia"
Una scena di "Troppa grazia"

Lucia (Alba Rohrwacher) è una geometra molto precisa che conduce una vita tutt'altro che stabile tra amanti passeggeri e una figlia adolescente alla quale badare. Un giorno, le appare la Madonna in persona per chiederle di costruire una chiesa: da quel momento tutto cambierà.

Dopo il deludente La felicità è un sistema complesso (2015), Gianni Zanasi torna a immergere il suo cinema nel mondo del lavoro firmando una commedia dell'assurdo sicuramente ambiziosa e curiosa, ma non riuscita del tutto. Troppa grazia segue il cammino irrazionale di un personaggio che ha cercato di costruire la propria carriera professionale e sentimentale sulla rigida precisione logica. Zanasi si diverte a mettere in crisi Lucia rapportandola direttamente con quanto di più contraddittorio possa esserci: la Fede. Il suo è solo un pretesto comico (riuscito nella prima parte del film grazie alla scrittura frizzante e mai perentoria del regista) finalizzato a innestare un percorso di ricerca individuale che porterà i personaggi a fare i conti con se stessi prima ancora che con gli altri. Se tutto funziona da un punto di vista teorico, ciò che risulta di grande ostacolo all'esito dell'operazione è la carenza di un disegno complessivo in grado di chiudere le molteplici linee narrative intraprese. Zanasi accumula per eccesso e rischia di dimenticarsi molti pezzi per strada (il padre di Lucia, la scena dell'allagamento, il duello nel bosco, l'esplosione) concludendo il tutto con un finale approssimativo e fuori luogo che stona fortemente con quanto visto nella prima metà. Peccato, perché le premesse per firmare una commedia coraggiosa e provocatoria c’erano tutte ma vengono sfruttate solo in parte e accantonate celermente per ricercare una via di uscita più accomodante e canonica. Presentato come film di chiusura alla Quinzaine des réalisateurs di Cannes.

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Dal 22 novembre 2018

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