La locandina del film "Truman Capote – A sangue freddo"
Una scena di "Truman Capote – A sangue freddo"

Dopo il successo del suo romanzo Colazione da Tiffany, Truman Capote (Philip Seymour Hoffman) decide di dedicarsi alla stesura di un libro basato su un tragico fatto di cronaca contemporanea: l'assassinio di un'intera famiglia di contadini per mano di due delinquenti. Aiutato nella documentazione dalla sua amica Harper Lee (Catherine Keener) ed entrato in stretto contatto con uno dei due criminali (Clifton Collins Jr.), Capote terminerà A sangue freddo dopo sei lunghi anni.

Interessante opera prima dell'americano Bennett Miller. Aiutato dalla fredda fotografia di Adam Kimmel e dall'attenta sceneggiatura di Dan Futterman, il regista riesce a costruire un'opera decisamente funzionale sul piano formale, dimostrando un grande intuito visivo e una buona capacità nella direzione degli attori. Pellicola ambiziosa che lascia il segno quando tratta tematiche stimolanti (il rapporto tra realtà e finzione; la differenza di ruolo tra giornalista di cronaca e autore di romanzi; la responsabilità artistica e morale di uno scrittore nello scegliere dettagli e informazioni da inserire o meno nella sua opera), nonostante a tratti l'occhio di Miller sembri un po' troppo distante dalla materia trattata, quasi come se avesse paura di schierarsi (soprattutto nelle sequenze che riguardano il rapporto tra Truman e Perry Smith, uno dei due assassini). Straordinario Philip Seymour Hoffman, giustamente premiato con l'Oscar.

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