La locandina del film "Tuo, Simon"

Tutti meritano una grande storia d'amore. Ma nel caso del diciassettenne Simon Spier (Nick Robinson) non è così semplice: il giovane non ha ancora rivelato ai suoi familiari e amici di essere gay, sopportando ogni giorno il peso del segreto. Decide così di esporsi solo nel mondo virtuale, iniziando a flirtare online con un compagno di liceo di cui non conosce l'identità e che si nasconde sotto lo pseudonimo di "Blue".

È diventato un caso negli Stati Uniti questo piccolo film che ha avuto apprezzamenti importanti, tra cui quelli del regista canadese Xavier Dolan che l’ha osannato pubblicamente. Vista però una qualità semplicemente media, il motivo è forse per alcuni possibili collegamenti con il ben superiore Chiamami col tuo nome (2017) di Luca Guadagnino, fenomeno sul suolo a stelle e strisce e inerente al tema comune del racconto di formazione a sfondo omosessuale. Rispetto alla delicatezza senza genere di Guadagnino, però, in questo caso siamo di fronte a un film che spinge più sul versante della commedia o del dramma, a seconda del momento che vuole raccontare. La pellicola firmata da Greg Berlanti si dimostra realistica e può far riflettere, ma le idee sviluppate nel corso della sceneggiatura non sono poi moltissime e il coinvolgimento funziona a fasi alterne. È un prodotto godibile, che lascia qualcosa su cui pensare al termine della visione, ma privo di chissà quale spunto sul tema che non sia già stato trattato sul grande schermo.

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