La locandina del film "The Whistlers"
Una scena di "The Whistlers"

Cristi (Vlad Ivanov) è un ispettore di polizia corrotto da alcuni trafficanti di droga: viene spedito sull’isola de La Gomera per imparare il Silbo, una lingua tutta basata sui fischi. Un’intricatissima rete di rapporti e trenta milioni di euro nascosti lo riguardano molto da vicino e le conseguenze saranno imprevedibili e letali.

Il regista romeno Corneliu Porumboiu dirige un film di finzione a quattro anni di distanza da The Treasure (2015) e si cimenta con un’operazione puramente di genere, che mescola frangenti di commedia e tonalità a metà tra il thriller e il noir, tornando a esplorare i temi del linguaggio e del denaro già affrontati dall’autore nel corso della sua carriera. Quello de La Gomera (The Whistlers il titolo internazionale, ovvero “i fischi”) è un intreccio che si apre sulle celebri note di The Passenger di Iggy Pop e si dipana alternando giochi di ruolo e suggestioni allo stesso tempo ruspanti e raffinate, pienamente godibili sul piano del ritmo ma attente, allo stesso tempo, a soffermarsi su un valzer di personaggi alle prese con doppiezze e ambiguità sempre pronte a far saltare il banco. Man mano che la narrazione prende corpo, pur con qualche momento eccessivamente sornione e compiaciuto e dei piccoli cedimenti di ritmo dovuti a una comunque assai gustosa suddivisione in capitoli, La Gomera palesa sempre di più la sua anima da cinema popolare intelligente e stratificato, in grado di intrattenere in maniera salace e puntuale e al contempo di palesare il proprio gusto per il paradosso a effetto e l’incomunicabilità tra degli esseri umani votati esclusivamente al proprio soddisfacimento materiale. Notevole e consapevolmente autoironico, nonché decisamente in linea con l’approccio generale, l’utilizzo della musica classica, che approda nel finale a una colorata e pirotecnica chiusura sulle note di Sul bel Danubio blu, e non indifferente anche il gusto cinefilo con cui Porumboiu si diletta ad amplificare la suggestioni del proprio tessuto formale: a tal proposito svetta la sequenza con protagonista Sentieri Selvaggi (1956) di John Ford proiettato alla cineteca di Bucarest, nella quale vediamo John Wayne alle prese con un assedio sonoro tutt’altro che casuale, condotto e “orchestrato”, in quel caso, dai nativi nordamericani e non dissimile da quello proposto dal film. L’attrice rumena Catrinel Marlon, che in Italia ha lavorato con Matteo Garrone, Luigi Lo Cascio e Marco Risi, oltre a figurare nella serie televisiva L’ispettore Coliandro, interpreta con estrema sensualità e magnetica carica erotica la femme fatale Gilda, altro nome non certo lasciato al caso. Prodotto da Maren Ade, regista di Vi presento Toni Erdmann (2016), e Sylvie Pialat, coniuge di Maurice. Presentato in concorso al Festival di Cannes 2019.

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