La locandina del film "Yomeddine"

Yomeddine

Yomeddine

GENERE:

Drammatico

NAZIONE:

Egitto, Usa, Austria

Anno:

2018

Durata:

93 min

Formato:

col

Una scena di "Yomeddine"

Beshay (Rady Gamal) è un ex lebbroso analfabeta che da sempre conduce una vita misera e solitaria e ancora porta sul corpo i segni della terribile malattia. Dopo la morte della moglie, decide di intraprendere un viaggio alla ricerca della sua famiglia che lo abbandonò quando ancora era bambino. Al suo seguito si unirà anche il giovanissimo Obama (Ahmed Abdelhafiz), un orfano che poco alla volta legherà sempre più con Beshay.

Il regista esoridente egiziano Abu Bakr Shawky firma un classico romanzo di formazione on the road provando a ribaltare i canoni ai quali il cinema da sempre ci ha abituati: siamo lontani dalle bellezze naturalistiche statunitensi, ma, al contrario, ci troviamo radicati nella povertà egiziana contemporanea dove non solo sembra mancare il minimo indispensabile per sopravvivere, ma persino una mentalità aperta, accogliente e solidale. Beshay infatti dovrà maggiormente fare i conti con il pregiudizio spietato dei suoi concittadini e dei suoi familiari piuttosto che preoccuparsi di come recuperare il cibo necessario per portare a termine il suo viaggio. Girato con sguardo accattivante (anche se a tratti decisamente retorico) e basato su una struttura narrativa un po' troppo elementare e lineare, Yomeddine è un film dai buoni sentimenti che non ha alcuna ambizione se non quella di portare sullo schermo una storia profondamente umana e sensibilizzare il pubblico ad aprire i propri orizzonti. Purtroppo non sempre Abu Bakr Shawky fa di necessità virtù, arricchendo spesso il suo lavoro di sottotrame sbrigative e sviluppate con superficialità (il rapporto genitore-figlio o la parentesi con gli altri homeless) che tolgono spazio e respiro al filone principale. Presentato in concorso al Festival di Cannes 2018.

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