La locandina del film "Zona di guerra"
Una scena di "Zona di guerra"

Una famiglia proletaria di Londra si trasferisce nella plumbea Devon. Mentre la madre (Tilda Swinton) sta per partorire il terzo figlio, il quindicenne Tom (Freddie Cunliffe) scopre la relazione incestuosa tra il padre (Ray Winstone) e la sorella Jessie (Lara Belmont). Tentato di rivelare il tutto, Tom prima tentenna poi decide di risolvere la questione a modo suo: l'epilogo sarà tragico.

Notevole esordio alla regia dell'attore Tim Roth che porta su grande schermo il romanzo omonimo di Alexander Stuart (autore anche dell'adattamento cinematografico). Opera essenziale e potente, capace di rivelare un mondo squallido e feroce limitando al minimo i dialoghi, gli elementi secondari (come i personaggi di contorno, pressoché assenti) e costruendo un dramma psicologico in cui nessuno è innocente tra soprusi, connivenze più o meno coscienti e omertà. La narrazione illustra con efficacia e secchezza un microcosmo familiare emblema di un universo arcaico e autoreferenziale, padronale e spietato in cui la violenza e l'orrore si annidano nella maglie di una quotidianità all'apparenza ordinaria e sonnacchiosa ma che nasconde segreti inconfessabili e atrocità recondite. Roth non dà alcun giudizio morale ma si limita a filmare in maniera garbata e partecipe, valorizzando in maniera intelligente e funzionale i dettagli, i silenzi pregni di significato e i piccoli gesti che rivelano inquietudini profonde e troppo a lungo celate. Cinema coraggioso e di non sempre facile fruizione, ma che merita di essere visto e salvaguardato.

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