La vita invisibile di Eurídice Gusmão
A Vida Invisível de Eurídice Gusmão
2019
Amazon Prime Video
Paese
Brasile
Genere
Drammatico
Durata
139 min.
Formato
Colore
Regista
Karim Ainouz
Attori
Carol Duarte
Julia Stockler
Gregório Duvivier
Bárbara Santos
António Fonseca
Flávia Gusmão
Fernanda Montenegro
Maria Manoella
Cristina Pereira

Rio de Janeiro, 1950. Guida (Julia Stockler) ed Eurídice (Carol Duarte) sono due sorelle molto unite che vivono insieme ai genitori, molto conservatori. Un giorno, stanca di sottostare alle rigide regole del padre, Guida intraprende un’impetuosa storia d’amore con un marinaio e decide di seguirlo in Grecia. Ma quando fa ritorno a casa, sola e incinta, il padre la bandisce brutalmente, tenendo Eurídice all'oscuro di tutto. Private del sostegno reciproco, le due ragazze dovranno combattere da sole contro gli ostacoli che impediscono loro di diventare le donne che avrebbero potuto e voluto essere.

Infuocato e febbrile melodramma con protagoniste due sorelle, La vita invisibile di Eurídice Gusmão del regista brasiliano Karim Aïnouz, tratto dal romanzo di Martha Batalha Eurídice Gusmão che sognava la rivoluzione, edito in Italia da Feltrinelli, muove da evidenti richiami mitologici, palesi fin dal titolo e dal nome di una delle due protagoniste (Euridice era una ninfa dal destino tragico) per disegnare un vibrante spaccato familiare, costellato di passioni forti e istinti laceranti. Con sullo sfondo una Rio de Janeiro più che mai silente, inerte e ripiegata su se stessa, il film mostra un universo maschile ora fallico e predatorio, ora ridicolo e deficitario, facendo delle due donne al centro della storia dei contrappesi ai quali affidare una narrazione gonfia di pathos scomposto e ammaliante, di repentine accensioni d’emotività e dolore e di eros non riconciliato. Sentimenti che emergono a fior di pelle alla meravigliosa vista delle immagini e si sedimentano, lentamente ma inesorabilmente, anche nell’epidermide e nelle viscere dello spettatore, con più di un momento da pelle d’oca e una manciata di frangenti più sfocati e slabbrati ma comunque tutt’altro che privi di fascino.La sensazione costante è quella di trovarsi al cospetto di un film coraggioso, tanto orgogliosamente anacronistico nella forma quanto drammaticamente attuale nel contenuto, con una sfacciata prospettiva di genere e una sferzante, insanguinata critica alle storture del patriarcato, al Brasile di Bolsonaro e alla repressione femminile in generale. Difficile trattenere le lacrime nel bellissimo e commovente finale. Premiato, con estremo merito, come miglior film nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2019.

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