Matti da slegare
1975
Paese
Italia
Genere
Documentario
Durata
135 min.
Formato
Bianco e Nero
Registi
Marco Bellocchio
Silvano Agosti
Stefano Rulli
Sandro Petraglia
A seguito delle teorie di Franco Basaglia, che avrebbe dato il nome alla legge del 1978, inerente alla chiusura dei manicomi e alla regolamentazione del trattamento sanitario obbligatorio, i quattro autori si interrogano sulle effettive possibilità di inserimento nella società degli ex internati. Per valorizzare la loro indagine danno la parola a pazienti già dimessi e personalità vicine ai centri che la legge Basaglia avrebbe poi contribuito a “svuotare”: nel caso specifico, l'Istituto di Colorno (Parma). Portatore di una sensibilità non comune, e di una grande umanità che si riversa inquadratura dopo inquadratura, Matti da slegare è un esempio di incredibile delicatezza e, al contempo, di passione militante nell'accezione più libera e ossigenata possibile. Senza riservarsi troppe indulgenze, il film racconta soavemente (pur mantenendo un piglio deciso e organicamente strutturato) alcuni episodi di incredibile durezza. Il tutto condensato nella malinconica festa del finale, tra fumi di sigaretta e canzoni da osteria. Un prodotto coraggioso, appassionato e sentito che riflette in maniera intelligente sulla condizione dei malati mentali come persone da slegare dai vincoli castranti e da reinserire attivamente, nei limiti del possibile, all'interno della comunità. Il film è dunque profondamente umano e umanista, mettendo in discussione le certezze della scienza e della medicina (gli psichiatri vengono rappresentati sostanzialmente come uomini di potere, tutori dell'ordine simili a poliziotti), riuscendo a conciliare con sorprendente equilibrio vis polemica e tenerezza nell'illustrare un'umanità abbandonata a se stessa. Inizialmente girato in 16 mm con il titolo Nessuno o tutti (dalla durata di 3 ore), è stato poi trasferito a 35 mm e ridotto a poco più di due ore.
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