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OLTRE LO SPECCHIO: tutti i premi della quarta edizione del festival che mostra il lato oscuro del cinema di genere
È tempo di tirare le somme della quarta edizione di Oltre lo specchio, festival milanese che ha lo scopo di promuovere il cinema di genere. Dal 3 al 9 novembre sono stati presentati 28 titoli di cui 17 in concorso, 3 fuori concorso e 8 newcomer appartenenti ai generi horror, sci-fi e thriller.

Dopo 7 giorni di proiezioni presso il Cinema Centrale di Milano il festival ha ufficializzato i suoi primi riconoscimenti grazie alla giuria composta da Marco Lovisato, Francesca Acquati e Gian Luca Pisacane che ha assegnato i seguenti riconoscimenti:

-          Miglior film: NEPTUNE FROST di Saul Williams e Anisia Uzeyman (USA) 

-          Miglior regia: LUZIFER di Peter Brunner (Austria)

-          Migliori effetti speciali: HATCHING Hanna Bergholm (Finlandia)

-          Miglior sorpresa: EUROPA Haider Rashid (Iraq)

Neptune Frost


L’afrofuturista Neptune Frost co-diretto da Saul Williams e Anisia Uzeyman risplende di molteplici identità: è un musical, una narrativa intersex e un’allegoria tecnologica anticapitalista e anticolonialista. Ciò che più colpisce di questo lungometraggio è la capacità di coinvolgere lo spettatore nella ribellione cosmica scatenata dalla relazione tra unƏ hacker africanƏ e un minatore di coltan. La luminosa fotografia di Uzeyman esalta da tutte le angolazioni l’innata bellezza dei corpi dei protagonisti e ipnotizza lo spettatore con le sue luci sui toni del blu e del viola. Infine, non per importanza, la musica e il ritmo delle sequenze fluiscono così armoniosamente da rendere Neptune Frost il film più potente di tutto il festival.

Luzifer


Ispirato a una storia vera di esorcismo, il lungometraggio del regista austriaco Peter Brunner si addentra nelle viscere di un mondo nel quale misticismo e redenzione si intrecciano indissolubilmente. I giochi di luci, ombre e suoni operati da Peter Brunner permettono di creare atmosfere evocative in grado di toccarci nel profondo. Immagini fortemente d’impatto, suoni amplificati e inquietanti rendono l’estetica del film estremamente d’impatto. Luzifer è un film che non può lasciare indifferenti. Un lungometraggio che si distingue non soltanto per l’ottima gestione degli spazi e delle immagini, ma anche per un profondo simbolismo e per una sottile ambiguità da noi percepita fin dai primi minuti.

Hatching


Hanna Bergholm torna dietro la macchina da presa e firma il suo primo lungometraggio: Hatching, lavoro efficace e incisivo fin dalla scelta del titolo. La schiusa di cui parla la regista è quella dell'uovo, d'ignote origini, dal quale nasce il doppelganger della protagonista Tinja, dolce ragazzina finlandese alle prese con la competizione ginnica che rende fiera sua madre. Una madre che fin dalle prime sequenze risulta disturbante e fasulla, patinata dietro alla telecamera del suo computer e intenta a immortalare ogni singolo momento della fantastica vita della sua impeccabile famiglia. Il perturbante è già in queste prime scene bucoliche, dietro alle quali si celano oscuri segreti e taglienti crudeltà. L'ottima intuizione della regista è stata dare questa immagine al violento collasso della ragazza e mostrare il lato oscuro che si cela dietro all'immaginario collettivo della famiglia nordica. L'ossessione per la perfezione e la continua ricerca del successo e della vittoria risultano inefficaci e portano alla distruzione fisico-morale degli esseri umani, tematica molto attuale e che coinvolge tutti gli spettatori.

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