Time to Love
Sevmek Zamani
1965
Paese
Turchia
Generi
Drammatico, Sentimentale
Durata
91 min.
Formato
Bianco e Nero
Regista
Metin Erksan
Attori
Müsfik Kenter
Sema Özcan
Süleyman Tekcan
Isole dei Principi, Turchia. Un imbianchino (Müsfik Kenter) visita spesso una villa in cui ha lavorato, innamorato della fotografia di una donna (Sema Özcan). Lei appare in persona e chiede spiegazioni sulla presenza dell’uomo in casa. Ne nasce una storia d’amore accidentata e piena di ostacoli.
Dopo l’Orso d’oro vinto appena due anni prima, Metin Erksan dirige un altro film di grande eleganza formale, ambientato in un’isola battuta dalla pioggia che fa da perfetto sfondo ai dubbi romantico-esistenziali del protagonista. Egli è infatti innamorato di un simulacro della donna, negando di provare sentimenti per la persona in carne e ossa perché, a lungo andare, potrebbe deluderlo o ferirlo, cosa che la fotografia non potrà mai fare. A livello stilistico, il regista turco pare aver abbracciato la lezione di Antonioni, unendo complessi dialoghi a lunghi momenti di silenzio ugualmente significativi, ma a livello contenutistico c’è una netta differenza: il focus non è infatti l’incomunicabilità borghese, ma l’assenza di coraggio nel vivere spontaneamente una storia d’amore, in una modernità che è capacissima di creare feticci di attrazione e fin d’affetto. Non è quindi la comunicazione a mancare ai protagonisti, che anzi dialogano con profondità dei loro bisogni e delle loro inquietudini fin dal principio: è lo slancio istintivo che può permettere a due persone di legarsi a essere inibito da una razionalità più cervellotica che acuta. E quando, insperatamente, si riescono a superare queste difficoltà autoimposte, ecco che realtà esterne intervengono per mettere ulteriori bastoni tra le ruote: la differenza di classe, amici rissosi ed ex gelosi riescono, alla fine, a spezzare definitivamente l’incantesimo amoroso, anche a costi estremi. La regia riesce a essere enormemente evocativa sia nei primi piani, sia nei campi lunghi, accogliendo lo spettatore nel suo mondo duro e sinuoso. Nonostante il precedente successo ottenuto dal regista, questo film non trovò un distributore a suo tempo e il pubblico può adesso riscoprirlo grazie allo sforzo di MUBI, che lo ha scelto per inaugurare il suo progetto di restauro di pellicole d’autore.
Dopo l’Orso d’oro vinto appena due anni prima, Metin Erksan dirige un altro film di grande eleganza formale, ambientato in un’isola battuta dalla pioggia che fa da perfetto sfondo ai dubbi romantico-esistenziali del protagonista. Egli è infatti innamorato di un simulacro della donna, negando di provare sentimenti per la persona in carne e ossa perché, a lungo andare, potrebbe deluderlo o ferirlo, cosa che la fotografia non potrà mai fare. A livello stilistico, il regista turco pare aver abbracciato la lezione di Antonioni, unendo complessi dialoghi a lunghi momenti di silenzio ugualmente significativi, ma a livello contenutistico c’è una netta differenza: il focus non è infatti l’incomunicabilità borghese, ma l’assenza di coraggio nel vivere spontaneamente una storia d’amore, in una modernità che è capacissima di creare feticci di attrazione e fin d’affetto. Non è quindi la comunicazione a mancare ai protagonisti, che anzi dialogano con profondità dei loro bisogni e delle loro inquietudini fin dal principio: è lo slancio istintivo che può permettere a due persone di legarsi a essere inibito da una razionalità più cervellotica che acuta. E quando, insperatamente, si riescono a superare queste difficoltà autoimposte, ecco che realtà esterne intervengono per mettere ulteriori bastoni tra le ruote: la differenza di classe, amici rissosi ed ex gelosi riescono, alla fine, a spezzare definitivamente l’incantesimo amoroso, anche a costi estremi. La regia riesce a essere enormemente evocativa sia nei primi piani, sia nei campi lunghi, accogliendo lo spettatore nel suo mondo duro e sinuoso. Nonostante il precedente successo ottenuto dal regista, questo film non trovò un distributore a suo tempo e il pubblico può adesso riscoprirlo grazie allo sforzo di MUBI, che lo ha scelto per inaugurare il suo progetto di restauro di pellicole d’autore.
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